Se non che questo nome fu tracciato per contraddistinguere un’emissione in argento imitante i tipi della dracma pesante di Massalia.
Dell’unico esemplare superstite di tale emissione, di cui ci sono ignoti le circostanze ed il luogo di rinvenimento, già custodito al Museo di Gotha e successivamente scomparso, ci rimane solo una vecchia riproduzione fotografica pubblicata da Arthur Sambon nel 1903 nel suo “Le monnaies antiques de l’Italie”, e i dati relativi al peso: g. 3,53.
Non sappiamo chi, dove, quando e perché ha emesso questa moneta, e non possediamo fonti storiche che ci permettano inequivocabilmente di collocarla su un piano spazio temporale.
E’ un caso limite, ma certamente emblematico di come molto spesso la scarsità di informazioni e la frammentarietà dei dati materiali pongano un ostacolo quasi insormontabile alla piena conoscenza delle vicende e dei popoli che precedettero il dominio di Roma, e di conseguenza dei limiti di una ricerca che raramente può ragionevolmente spingersi al di là della formulazione di mere ipotesi.
Questo sito è dedicato alla monetazione dell'Italia Centro-Settentrionale prima di Roma.
Quanto detto valga come doverosa premessa.
Ma torniamo ad ANAREKARTOS.
I caratteri in cui fu tracciata l’iscrizione appartengono all’alfabeto Nord-Etrusco (detto anche leponzio, o di Lugano), mutuato dall’etrusco ed utilizzato nell'area che va dalla foce del Rodano al Norico, comprendendo la parte occidentale della pianura padana e le valli alpine, a partire dal VI-V sec. a.C. (Martinetti-Prosdocimi 1994 p.27).
Non sappiamo se il nome identificasse un popolo, una città o una persona (un capo o un magistrato monetario).
Le più recenti analisi sono orientate a riconoscervi l'identificativo di una persona: forse un nome personale, di ascendenza celtica (Martinetti-Prosdocimi 1994, Morandi 1996) oppure il nome di una funzione preposta alla monetazione, riconducendo la componente kartos alla radice sanscrita krt-krntati "tagliare" (Marinetti-Prosdocimi-Solinas 2000).